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Data di pubblicazione: 23 Settembre 2019

Salvo per 10 centimetri

Flavio Rinaldi
Responsabile Sviluppo Gruppo SILAQ

Sempre più spesso sento commentare dai nostri consulenti, ma anche da amici e/o clienti, che nelle aziende italiane i “mancati infortuni” – o near misses – sono all’ordine del giorno.

Secondo le statistiche, infatti, su 1.000 incidenti 3 sono infortuni con conseguenze rilevanti, 88 con effetti minori e i restanti sono appunto i mancati infortuni; il 90% degli incidenti in azienda sono quindi near misses.

Ma cosa sono e come si possono distinguere?

I mancati infortuni sono eventi che non producono danni a cose o persone ma che hanno tutto il potenziale per il verificarsi di un incidente.

Si possono distinguere in 2 gruppi:

incidente mancato; ad esempio, cade un oggetto dall’alto, ma non causa nessun danno a persone o cose semplicemente perché nel momento della caduta dell’oggetto nessun lavoratore passava sotto)

infortunio avvenuto: si tratta di quegli infortuni che, sebbene verificatisi, non sono oggetto dell’obbligo legislativo di registrazione (ad esempio infortuni di lievissima entità che non causano nessun giorno di assenza del lavoratore al lavoro).

Nonostante quindi le statistiche ci informino che i numeri dei mancati infortuni sono molto alti, attualmente non esiste a carico del datore di lavoro alcun obbligo di registrazione degli stessi, salvo per le aziende che adottano un sistema Volontario di Certificazione della Sicurezza BS OHSAS 18001:2007 e/o UNI EN ISO 45001.

I near misses costituiscono importanti indicatori di pericolo per i lavoratori. Pertanto, anche se non sempre obbligatorio, sarebbe fondamentale che il datore di lavoro adottasse per la propria azienda, un sistema di registrazione e di analisi dei mancati infortuni, per capirne l’accaduto ed eventualmente intervenire per ridurre al minimo o eliminare gli stessi.

Ho fatto questo ragionamento proprio la settimana scorsa da un cliente in cui mi sono sentito dire da un lavoratore questa frase: “Sono salvo per 10 centimetri”. Eh, sì, quei dieci centimetri, che possono equivalere, a chi usa come unità di misura il tempo, all’affermazione: “Salvo per un secondo”. Un lavoratore addetto allo smistamento di prodotti sulle scaffalature ha infatti inserito degli oggetti in una cassa di plastica posizionata su uno scaffale su un soppalco a strapiombo; nel riporre la cassa non si è accorto di aver spinto la stessa con più forza del normale, causandone la fuoriuscita dall’altra parte dello scaffale (quella a strapiombo) e la caduta da una altezza di 6 metri; fortunatamente non si sono registrati danni a persone o a cose (salvo la rottura della cassa a contatto col pavimento) perché in quel momento stava passando un lavoratore che, accortosi del pericolo, si è fermato appunto 10 centimetri prima dell’impatto.

Questo quindi è un mancato infortunio, per cui tutti i lavoratori che sono testimoni di un accadimento come quello descritto, devono avvisare il proprio datore di lavoro di ciò che è accaduto e magari, insieme a lui, trovare soluzioni adeguate per evitare il ripetersi di tale evento. Nel caso specifico, sarebbe ad esempio stato sufficiente porre sul lato posteriore della scaffalatura una griglia metallica ancorata allo scaffale, che impedisse la caduta di oggetti.

Sta quindi a tutti i lavoratori essere proattivi nel rispetto delle condizioni di sicurezza nella propria azienda; con il miglioramento della cultura della sicurezza, mi auspico che si riducano notevolmente i mancati infortuni e, conseguentemente, anche i veri e propri infortuni sul lavoro. Basterebbe unicamente stare attenti a quello che succede e non temere di dire al proprio datore di lavoro di aver visto un near misses, cosi come ha fatto quel lavoratore dell’azienda mia cliente

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