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Data di pubblicazione: 17 Giugno 2019

Malpensa. Operatore di 49 anni muore schiacciato dal ribaltamento di un mezzo.

Luca Del Maschio
Responsabile Clienti Premium Gruppo SILAQ

Tutto scorre veloce nei poli di logistica moderni. Nessuno ad oggi può attendere una consegna più di uno spazio lungo un respiro. Nemmeno il più inutile degli acquisti può giungere a destinazione dopo le 72h. E’ la logica finto-progressista del tutto e subito, che ha mandato in pensione qualunque altro sistema distributivo e tutti quanti si sono dovuti adattare in fretta, pena il rischio di uscita dal mercato. I migliori fanno così? Dobbiamo tutti fare cosi.

Quanto vale una vita oggi?

Me lo chiedo spesso quando seguo questi ragazzi per valutarne i rischi. Mi occupo di una dozzina di poli logistici in Italia e da buon analizzatore dei sistemi di sicurezza sul lavoro mi sono lanciato molte volte all’osservazione delle straordinarie doti operative di questi siti. Sono veri formicai umani, che diventano numeri alla ricerca di numeri.

“Siamo il moderno schiavismo” sussurra qualcuno. La prima volta quasi sorridi pensando che sia una battuta. Poi col tempo entri nei ritmi e nelle logiche operative e comprendi meglio che nessuno stava scherzando. Anzi, avevano proprio ragione.

Il turno 22.00-06.00 è sempre il più affollato. Alle 21.30 le strade attorno ai centri di distribuzione si affollano di biciclette. Sono ragazzi forti, spesso giovani africani dotati di buona volontà, con tanta voglia di farcela in Europa e spiccato spirito di sacrificio, quello vero. Non hanno la macchina, non hanno la patente, hanno il mezzo più efficace ed a buon mercato, una bicicletta. Nessuno spirito sportivo dei benestanti di oggi per cui “fa figo” dopo 20 anni senza aver fatto alcuno sport mettersi in bici in giacca e cravatta per fare 300 metri e sentirsi come al Tour de France. Qui dopo aver scaricato tutta la notte scatoloni pesanti, in ambienti troppo freddi o troppo caldi (dipende dalla stagione) ed in presenza di qualunque altra umana disagiata situazione operativa, ci si rimette in bici, per fare X chilometri e andare a riposare, proprio mentre tutti si svegliano ed aspettano che il proprio pacchetto ordinato on-line bussi al portone di casa.

Wow il pacchetto è già arrivato?

Si e non c’è nessuna magia. C’è gente che ha faticato tutta la notte per permettertelo.

Raramente vedi italiani perché passare tutta la notte a scaricare centinaia di scatoloni pesanti e farli viaggiare velocemente sui Sorter intanto che il mondo dorme non è indubbiamente un lavoro adatto a molti. La parola sacrificio per il lavoro fa ahimè rabbrividire una moltitudine di persone.

Italiani? Pochissimi. Molti artisti del lamento quotidiano dovrebbero essere obbligati a fare un turno in questi luoghi. Non aprirebbero più bocca. Davvero mai più.

Quando ordiniamo in poltrona belli comodi dovremmo prima passare questa esperienza notturna, vedere le loro facce, vedere la velocità con cui centinaia di colli viaggiano manualmente, con i mezzi e le attrezzature che sfrecciano ad ogni ora nello spostarli e smistarli.

Qui si fa la sicurezza vera. Qui ancora si può definire veramente il criterio con cui le persone possono ridurre realmente i rischi. Qui il professionista può mettersi in trincea e combattere le sue battaglie, quelle per cui ha scelto di svolgere questo mestiere. Ogni scelta responsabile rappresenta infortuni in meno, fatica in meno, rischi in meno. Devi solo convincere un milione di persone.

Perché ti accorgi che in realtà tutto impatta sul tempo e tutto impatta sui soldi. E tutti quelli che a parole urlano “safety first” poi però arrivano in breve tempo ad un discorso di tempo in più e soldi in meno.

E per questo, quando ho letto ieri dell’infortunio mortale mi sono sentito un po’ sconfitto. Non è un polo di logistica dove opero, non c’era nessuno delle centinaia di ragazzi di cui mi occupo, ma non è importante. Il fatto è che poteva esserlo. Eccome se poteva esserlo. E non possiamo non riflettere attentamente su questo. Tutti quanti.

Siamo ancora importanti. La vita ha ancora un senso che va oltre la necessaria rapidità di azione ed il nostro lavoro di chi è guerriero della sicurezza ha ancora molte strade impervie da percorrere e battaglie da vincere.

E’ morto Maurizio. Aveva 49 anni. Poteva essere uno di noi. Era una delle tante facce che conosco bene, quelle stanche, quelle dagli occhi duri ed i capelli spettinati, dalle divise un po’ sporche e le scarpe segnate. Sono le facce che incrocio quando passiamo le serate con loro, quelli che hanno talmente dignità da vergognarsi a darti la mano, dicendo “mi scusi, ho le mani sporche”. Mai ho rifiutato quelle mani sporche. A volte sono io che mi vergogno perché sono elegantino e le mani le ho pulite, accanto a voi che vi state facendo un gran mazzo. Ogni santo giorno. Perché i pacchetti devono viaggiare veloci ed arrivare puntuali ogni giorno. E questo santo ha volutamente la s minuscola. E’ indubbiamente un santo minore.

Una consegna ti cambia la vita. Può farlo.

Abbiamo ancora tanto lavoro da fare sulla sicurezza nei poli logistici, di notte, nella mischia delle moderne trincee logistiche.

Abbiamo il dovere di farlo per i tanti Maurizio che forse credevano ancora nel lavoro come una forma di rivincita sociale da una vita che a volte corre un po’ troppo veloce, che lascia indietro chi inciampa e ci va comunque sempre stretta, dicendoci che occorre ancora accelerare, perché tutti accelerano. Ed a volte questa vita ci tradisce e ci schiaccia all'improvviso. Come avvenuto a Maurizio.

Chi frena è perduto.

Riposa in pace Maurizio. E scusaci. Stiamo indubbiamente sbagliando qualcosa.

Luca Del Maschio

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