Loading...
Data di pubblicazione: 24 Maggio 2019

La lezione di Notre-Dame: impariamo a prenderci cura di ciò che è prezioso attraverso la volontà e la prevenzione

Luca Del Maschio
Responsabile Clienti Premium Gruppo SILAQ

È passato poco più di un mese dal grande impatto emozionale generato dalle immagini dell’incendio della Cattedrale di Notre-Dame, uno dei simboli di Parigi, città tra le più amate dai turisti di tutto il mondo.

Cosa ci resta oggi?

Indubbiamente le immagini delle guglie in fiamme nella notte parigina e gli interventi delle squadre di vigili del fuoco per limitare i danni; sicuramente anche i ricordi dei nostri viaggi in quei quartieri e l’impossibilità di poterli ripetere allo stesso modo. Poche cose sono immortali come un monumento storico ed è un po’ come quando viene ferito gravemente un supereroe; non lo si riteneva possibile ma, ebbene sì, aveva dei punti deboli.

Sicuramente ci restano le emozioni e la presa di coscienza della fragilità di questi silenziosi monumenti e la necessità di preservarli correttamente dai rischi. Una necessità, quella del “prendersi cura”, che sta alla base naturale di ogni relazione importante e anche dell'appassionante professione di chi si occupa quotidianamente di sicurezza negli ambienti di lavoro.

Anche per la sicurezza degli ambienti di lavoro il prendersi cura nasce essenzialmente da una passione, da un amore, da un’emozione, che viene rappresentata dalla naturale propensione a valutare al meglio ogni potenziale rischio, facendo in modo che siano ridotte al lumicino le probabilità che vi siano danni o disastri che coinvolgano persone oltre che cose. Come ogni buona relazione anche per la sicurezza dei nostri ambienti di lavoro o luoghi pubblici e privati di frequentazione il tutto deve nascere non solo da un obbligo sociale, formale e normativo, ma soprattutto da una forte volontà.

Con la sola aderenza al mero obbligo normativo non si va lontano, così come col minimo sindacale non si ottengono mai grandi cose nella vita. È la volontà a muovere il mondo, ancor più se controcorrente o controvento ed è la volontà dei datori di lavoro e delle amministrazioni a fare da vero garante della sicurezza delle lavorazioni, delle attività, degli ambienti.

Partire da quello che è sufficiente per legge è una condizione necessaria, ma non può essere sufficiente ai fini della sicurezza. Questo è l'insegnamento che ci arriva dal drammatico evento di Notre-Dame.

Si è parlato poco delle cause, che non vanno a mio avviso ricercate nel banale errore umano o impiantistico, bensì nella vacua assenza di saper porre agli atti moderne misure di prevenzione incendi e avere il coraggio di applicarle anche ai monumenti storici, come anche ai luoghi di culto ove è indubbiamente più difficile intervenire. Avere quindi la volontà di applicazione delle migliori tecnologie a supporto e a tutela dei nostri luoghi di culto.

Cosa mi aspetto quindi per l’Italia?

Che vi siano corrette valutazioni dei rischi di incendio dei nostri importanti, affollati e numerosissimi luoghi storici e di culto, svolte non per ricerca del livello minimo di rispetto delle regole, ma per una ferma volontà, che è quella di tutelare al meglio sia le migliaia di persone che frequentano questi luoghi sia le preziose strutture e le opere ivi contenute.

Tramite quali strumenti?

Da una candela può nascere il più fioco dei lumini o il più distruttivo degli incendi. Spetta agli uomini valutare seriamente tutti i rischi e prendere le scelte importanti per imboccare il bivio giusto, identificarli ed evitarli.

Auspico quindi una messa agli atti periodica dei calcoli dei carichi di incendio dei vari luoghi storici e di culto, con una precisa determinazione di legna presente, archivi documentali cartacei, stoffe, tendaggi, quadri con tinte facilmente infiammabili, verificando quotidianamente la lontananza di questi materiali da ogni potenziale innesco o fiamma libera o locale tecnico o impianto.

Auspico la presenza di impianti elettrici, termici, di illuminazione conformi alle norme vigenti, mantenuti nel tempo in buono stato d’uso e conservazione.

Auspico una corretta gestione degli affollamenti critici, della disposizione delle sedie, con persone formate per gestire le emergenze tramite piani di emergenza concreti e applicati.

Auspico una buona predisposizione e segnalazione delle vie di fuga e della presenza dei mezzi di protezione e spegnimento degli incendi, di rilevazione fumi, di estintori e di persone preparate per il loro uso, con una periodica manutenzione.

Questo è il modo più adatto per prendersi cura di un ambiente, con la volontà piena di preservarlo in toto e con il migliore strumento possibile: la prevenzione.

Come per le relazioni più durature e immortali, è sempre la massima volontà e la prevenzione di tutti i rischi a fare la differenza.

Torna alla lista degli articoli