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Data di pubblicazione: 13 Novembre 2019

Esiste cultura della sicurezza sul lavoro?

Flavio Rinaldi
Responsabile Sviluppo Gruppo SILAQ

La frase “SICUREZZA SUL LAVORO” può essere ovviamente tradotta in tutte le lingue del mondo ma, purtroppo, non viene capita in tutto il pianeta. Esistono Stati più evoluti, come ad esempio l’Italia, in cui esistono leggi ben precise – anche se non sempre applicate – e altri in cui non è affatto considerata.

Tutto ciò si ripercuote sull'intero sistema “Lavoro Italia”. Una delle maggiori cause di infortunio in azienda è infatti la scarsa cultura della Sicurezza di molti lavoratori (sia responsabili che collaboratori), anche di quelli stranieri che a volte provengono da Paesi dove il rispetto delle condizioni di sicurezza risulta particolarmente carente; a ciò si aggiunga il fatto che in Italia si parla relativamente da poco tempo di formare e informare i lavoratori attraverso corsi che spesso e volentieri risultano però solamente teorici e senza alcuna praticità.

In realtà la normativa italiana prevede anche l’addestramento degli operatori, ma questa parte viene spesso male interpretata dagli stessi datori di lavoro, che pensano di insegnare in modo libero e diretto ai propri dipendenti il corretto uso di macchinari e attrezzature, trasferendo però anche mancanze accumulate nel tempo.

A mio parere la Sicurezza sul Lavoro dovrebbe diventare materia di studio ed essere inserita nei programmi formativi delle Scuole dell’obbligo, come già avviene in alcuni Stati dell’Unione Europea, affinché fin da bambini si possa pensare “in sicurezza”.

Gli ultimi dati forniti da INAIL rivelano come nel 2018 si siano registrati 641.000 infortuni, di cui il 84,6% durante l’orario di lavoro. Di questi, quanti si sono verificati per SCARSA CULTURA DELLA SICUREZZA? Un numero elevatissimo, che non può diminuire solamente attraverso l’applicazione delle leggi nei suoi requisiti minimi. In azienda TUTTI sono responsabili della propria Sicurezza e della Sicurezza dei propri colleghi; non si può individuare un solo colpevole, come spesso mi capita di sentire. Il Legale Rappresentante ha molte responsabilità, ma non può essere l’unico soggetto perseguibile; un lavoratore che, di propria iniziativa, manomette le protezioni da un macchinario e causa a sé o ad altri una lesione grave o gravissima, è ritenuto responsabile a tutti gli effetti!

Diversi anni fa ho presenziato a un corso di formazione organizzato da SILAQ per conto di un imprenditore che voleva ridurre drasticamente gli infortuni sul lavoro nella sua azienda. Abbiamo quindi ideato un corso che prevedesse sì una parte teorica, seppur minima, ma soprattutto numerose applicazioni pratiche che mettessero in luce le conseguenze di gravi infortuni dovuti a comportamenti imprudenti. In questa prospettiva, abbiamo organizzato con il cuoco della mensa aziendale un pranzo avente come unica portata una bistecca. L’esperimento consisteva nel mandare i lavoratori in mensa con un braccio dietro la schiena; quando questi si sono resi conto di non essere in grado di compiere un gesto elementare come tagliare la carne, hanno capito che togliere le protezioni sui macchinari era un'azione che avrebbe causato danni alla propria persona e non al datore di lavoro. Risultato: in quella azienda gli infortuni sul lavoro si sono ridotti del 60%.

Invito dunque gli imprenditori a non limitarsi al semplice rispetto della norma predisponendo il Documento di Valutazione del Rischio per poi tenerlo in un cassetto, ma di lavorare con tutto il personale per far capire che il rispetto delle condizioni di sicurezza è tanto importante quanto il fatturato, anche per garantire continuità all'attività aziendale.

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