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Data di pubblicazione: 29 Luglio 2019

Dati Inail e appalti: alcune criticità

Cristina Pacchiardo
Direttore Dipartimento Scienze Fisiche, Ingegneristiche, Chimiche, Biologiche, Alimenti e Bevande CRSLaghi

Nonostante gli ultimi dati Inail segnalino un decremento degli infortuni per l’anno 2018 (-4,3% rispetto al 2017), sono tuttavia in aumento gli infortuni mortali (+6,1% di denunce e il + 4,5% di casi accertati).

Le malattie denunciate nel 2018 sono state circa 59.500, il 2,6% in più rispetto all’anno precedente. Ne è stata riconosciuta la causa professionale al 37%, mentre il 3% è ancora“in istruttoria”.

Le rilevazioni più recenti mostrano nei primi cinque mesi del 2019 due casi mortali in più rispetto allo stesso periodo del 2018. Sostanzialmente stabile il numero delle denunce di infortunio sul lavoro nel complesso (+0,04%). Anche le denunce di malattia professionale protocollate dall’Inail tra gennaio e maggio sono in aumento rispetto allo stesso periodo del 2018 (+1,4%).

 

Certamente, continua a esserci in Italia un problema culturale: siamo un Paese che ha bisogno di controlli perché le norme vengano adempiute. Premesso ciò, va detto che i controlli continuano, ma l’attività ispettiva prevalente rimane quella prevista dalla programmazione nazionale e delle inchieste legate a infortuni gravi o mortali e su segnalazione.

Secondo la programmazione nazionale, le ASL devono infatti controllare ogni anno almeno il 5% delle imprese presenti nel territorio di competenza; la selezione delle aziende avviene conformemente alle indicazioni di priorità date a livello nazionale e dalle direttive regionali che individuano i comparti produttivi a maggior rischio. La probabilità per le imprese di subire un accertamento in assenza di un infortunio o di una segnalazione è quindi molto bassa.

 

Un’altra criticità è dovuta alle gare d’appalto. Osserviamo che molti infortuni avvengono all’interno delle società a cui è stata affidata in subappalto la commessa. Queste realtà sono spesso di piccole dimensioni e il datore di lavoro, in accordo con quanto permesso dalla normativa vigente, molte volte affida il Servizio di Prevenzione e di Protezione a enti esterni. Tale soluzione permette di poter gestire l’attività lavorativa quotidiana senza aver mai frequentato corsi di formazione sulla sicurezza e la prevenzione.

Una situazione che può aggravarsi in caso di contratti di lavoro di breve durata: dato il limitato periodo di permanenza all’interno dell’azienda, spesso il personale non viene adeguatamente formato in merito ai rischi e alle misure di prevenzione e protezione aziendali, né sottoposto a visita medica.

 

C’è poi un’ulteriore debolezza che riguarda gli ambiti di lavoro non cantieristici. L’articolo 26 del D.Lgs. 81/08, che stabilisce come tutelare le interferenze tra le aziende nel momento in cui ci sono più realtà che lavorano insieme, affida al committente la verifica della idoneità tecnico-professionale dei soggetti giuridici coinvolti. Tuttavia, dopo più di dieci anni dall’entrata in vigore della norma, siamo ancora in attesa dell’emanazione del sistema di qualificazione delle imprese previste dal decreto stesso e pertanto, al momento, per essere in regola è sufficiente la verifica da parte del committente dell’iscrizione alla camera di commercio e di una autocertificazione di possesso dei requisiti di idoneità tecnico-professionale da parte dell’appaltatore. Sta poi alla discrezione del committente chiedere documenti aggiuntivi (valutazione dei rischi, idoneità dei lavoratori, attestati di formazione, ecc.). Ciò comporta modalità di verifica disomogenee.

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